Fumo e svapo, non si deve fare di tutt’erba un fascio

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C’è un appiattimento pericoloso nell’approcciare il tema del fumo e quello dello svapo.
Un appiattimento che rischia di alimentare quella convinzione che già padroneggia nelle masse.
Ovvero, facendo di tutt’erba un fascio, ritenere che sigarette, sigarette elettroniche siano, alla fine, tutte uguali.
E che facciano tutte male.

“Repubblica”, in particolare, riferisce le conclusioni di uno studio condotto dal Dipartimento di Cardiologia dell’Università di Magonza.
L’approfondimento prende in esame le classiche bionde, le sigarette elettroniche e le cosiddette pipe ad acqua.
Rapportando ciascuna di queste tre soluzioni a vari danni a carico della salute.
Dalle arterie, che sarebbero rese più rigide, senza distinguo alcuno, da classiche, e-cig e water pipe; al Coronavirus, i cui rischi di sindromi gravi sarebbero esasperati tanto per gli svapatori quanto per i fumatori.
La Bpco? La possibilità di incapparvi, riferisce “Repubblica” nel riportare i risultati della ricerca germanica, aumenta, rispetto alla popolazione “normale”, del 704% in chi utilizza le sigarette tradizionali, del 218% per chi fa uso delle pipe ad acqua e del 194% negli utilizzatori di svapo.
Il tumore al polmone? Il rischio, rispetto alla popolazione comune, sarebbe, per consumatori di sigarette e water pipe, maggiore del 1210%; “solo” del 122% per chi fa uso delle e-cig. E i radicali liberi? Sarebbero tutti ugualmente innescati dai vari dispositivi.

IL CONCETTO DEL MINOR DANNO: CHI E’ COSTUI?

La ricerca, in definitiva, partorisce queste conclusioni, questi numeri.
Non si entra, sia chiaro, nel merito del discorso scientifico, del metodo, sebbene altri approfondimenti ipotizzino per le sigarette elettroniche danni decisamente meno marcati. Ma prendiamoci anche per buoni i risultati come partoriti dall’Istituto di Magonza.
Il problema vive nel fatto che la ricerca indica come vi siano, in tutte le modalità disponibili sul mercato, un maggiore e minore profilo di tossicità.
E che tutti vi dovrebbero stare alla larga, non iniziandosi ne all’uno, né all’altro né all’altro ancora. Punto, fine.

E qui vive il problema perchè agli autori della ricerca pare essere estraneo il concetto, il discorso del minor danno. Totalmente taciuto.
Anche i massimi teorici nazionali del minor danno, appunto, vedi Beatrice e Polosa, sostengono che l’aria pulita sia preferibile allo svapo.
Il discorso non va impostato in questi termini: oltre ad invitarsi le persone – non fumatrici – a non approcciarsi a nulla che sia di inspirazione artificiale, bisogna aprire una riflessione – e questo quelli di Magonza non l’hanno apparentemente fatto – sulle soluzioni che possono aprirsi per chi è fumatore e vuole/deve sottrarsi/essere sottratto al vizio del fumo.
Perchè è accertato che vi siano importanti numeri che riescono ad abbandonare il vizio grazie al supporto delle elettroniche.
E gli addetti ai lavori devono guardare anche a questa fetta.

NON BASTA DIRE: NON INIZIATEVI NE’ A FUMO NE’ A SVAPO

Lo stesso studio di Magonza indica come lo svapo sia molto meno “rischioso” in ottica di fenomeni cancerosi e respiratori.
Ebbene, andrebbe rimarcato – cosa che non è stata fatta – questo discorso del minor danno; dei minori rischi che si “correrebbero” transitando dalle classiche alle altre forme. Non si può concludere limitandosi ad invitare (giustamente) chi non ha vizi a non sposarne uno; ma bisognerebbe anche considerare la circostanza di quanti potrebbero farsi meno male abbracciando una soluzione a più bassa tossicità