Fumatori vogliono smettere ma le sigarette elettroniche costano troppo: il caso in Kenya

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Due terzi dei fumatori kenyoti vorrebbero smettere di fumare ma non hanno accesso concreto ad alternative che li possano supportare in questo percorso.
E’ questo il dato che viene snocciolato dall’epidemiologo Michael Kariuki.
“Tra quanti sono dipendenti dalla sigaretta – spiega ancora il medesimo – vi è una importantissima fetta di persone che vorrebbe, anche subito, dire addio al tabacco.
Il problema è che non sono disponibili alternative da poter offrire a costoro.
O, meglio, non lo sono in modo accessibile a tutti.
Molti fumatori, quindi, si lanciano nel tentativo di smettere da soli, armati di sola forza di volontà ma trovano questa via estremamente complicata”.

UNA SITUAZIONE COMUNE A MOLTI PAESI A BASSO REDDITO

La situazione del Kenya, ovviamente, non è unica ma simile e pienamente sovrapponibile a quella di altri Paesi a reddito non elevato dove pure si riscontra una maggiore difficoltà a reperire dispositivi che possano supportare nei percorsi di smoking cessation.
“Il prodotto che crea dipendenza nelle sigarette è la nicotinaosserva ancora, in modo assolutamente opportuno, Kariuki – Tuttavia, ciò che uccide le persone sono gli altri prodotti cancerogeni che vengono sprigionati dalla combustione”.
Il nodo del problema, spiega ancora l’epidemiologo, risiede nell’eccessivo costo delle sigarette elettroniche, quanto meno nel mercato kenyota, rispetto al tenore medio della vita.
Paradossalmente, infatti, le sigarette vengono lasciate ad un prezzo democratico mentre le e-cig hanno tariffe che disincentivano l’acquisto da parte di un utente medio.
Oltre ad essere totalmente prive di regolamentazione: non vi è una norma, infatti, che
disciplini l’uso delle e-cig nei luoghi pubblici al chiuso, nei luoghi di lavoro o nei trasporti pubblici.

CONDANNATI A FUMARE

Condannati a fumare, quindi, salvo per pochi privilegiati che possono avere la forza economica di acquistare i prodotti alternativi senza, per questo, dover rinunciare ad apparecchiare la tavola.
La politica corretta, sostiene Kariuki, sarebbe quella di facilitare il tabagista nella disassuefazione e non di rendergli, per dirla in modo spiccio, le cose complicate.
Il Kenya – conclude il medico – non sta facendo abbastanza nella lotta al fumo”.