Francia, Istituto ricerca sul cancro consiglia sigaretta elettronica

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Al di la del confine italiano, tutto un altro mondo.
Quanto meno in fatto di riduzione del danno da fumo.
Anche la Francia dimostra di essere più di un passo avanti, rispetto alla nostra Nazione, in tema di strategie di smoking cessation.
Si intitola “Agir pour sa santé contre le risques du cancer” l’ultima pubblicazione partorita dall’Istituto francese per la ricerca sul cancro che, entro un più ampio ragionamento, ha ovviamente toccato anche la delicata tematica della cessazione del fumo.
E, udite udite, tra le soluzioni previste vi è anche la sigaretta elettronica.
Ebbene si.

Nella pubblicazione viene indicato chiaramente come si possa “optare per la sigaretta elettronica” dal momento che grazie alla stessa “si può evitare di assumere le sostanze cancerogene tipiche della sigaretta tradizionale”.
Un riconoscimento chiaro, ufficiale, istituzionale, senza veli.
La Francia sempre più “fiduciosa” nella sigaretta elettronica con una certificazione di qualità che viene direttamente da quello che – l’Istituto nazionale di ricerca sul cancro – è il riferimento istituzionale principale, il baluardo principale, in terra francese, in tema di lotta ai tumori.
Questa indicazione, che giunge da una struttura sanitaria di vertice, non può, poi, che condizionare ed orientare tutta la rete di assistenza che presidia il territorio.
Dai medici di base ai professionisti privati passando per l’assistenza ospedaliera che si sentiranno autorizzati, in un certo senso, a consigliare, a loro volta, anche la soluzione vaping ai propri pazienti.
In Italia, invece, questo non può avvenire.

IN ITALIA, INVECE…

La nostra Sanità di prossimità al territorio, quella che vive la pratica quotidiana della clinica e non i salotti dorati, invece, è ingessata in tal senso. Ed è normale, inevitabile che sia così perchè le Istituzioni verticistiche sanitarie italiane sono palesemente chiuse rispetto al discorso e-cig.
Tra se, forse e ma, si tergiversa accusando il vaping, addirittura, come da ultime uscite, di essere una porta d’ingresso al fumo.
Ipotizzando, poi, a fronte di morti zero ad oggi determinate dallo svapo, chissà quali conseguenze in un teorico domani.
Ed il fumo, intanto, quella si macchina di morte certa, continua a macinare in Italia circa 90.000 decessi/anno.