Fondazione Veronesi ancora fredda sulla sigaretta elettronica

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E’ un atteggiamento ancora molto prudente – se non freddo – quello che la Fondazione Veronesi tiene sulla sigaretta elettronica.
E’ questo quanto si coglie dalla complessiva lettura di ultimi passaggi pubblicati sulla pagina istituzionale del riferimento che richiama, nella intitolazione, il nome del grande oncologo ed ex Ministro.
Se, infatti, la Fondazione lancia l’allarme fumo, allo stesso tempo la stessa tace totalmente della opzione e-cig quale possibilità in ottica di smoking cessation facendo, per di più, riferimento alla presenza di sostanze cancerogene in varie componenti delle sigarette elettroniche.
Ma andiamo con ordine.
Appena qualche giorno fa la “Veronesi” aveva espresso tutta la sua comprensibile preoccupazione per i numeri ancora alti del fenomeno-fumo in Italia denunciandosi, allo stesso tempo, come molti tabagisti nutrano realmente la volontà di smettere (circa 4 su 10 di essi) ma non trovino, però, supporti adeguati.
Secondo il Comitato scientifico della Fondazione, in termini di politiche anti-fumo, si dovrebbe procedere ad aumentare la tassazione per disincentivare i fumatori.
In fatto di rimedi concreti, invece, gli esperti della Fondazione Veronesi forniscono indicazioni precise, come si rileva dai contenuti di un passaggio pubblicato su fondazioneveronesi.it.
Alla domanda di un fumatore che chiedeva se vi fossero farmaci che potessero aiutare a smettere, è stata fornita come risposta l’analisi della dottoressa Chiara Veronese, farmacologa della struttura di Pneumologia dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano.
In aiuto di quanti vogliano smettere, specifica la stessa, “esistono dei farmaci, purtroppo ancora poco noti, in grado di aumentare notevolmente la possibilità di interrompere l’utilizzo di tabacco.
Questi farmaci
– prosegue la Veronese – sono in grado di giovare al fumatore diminuendo il craving e limitando l’entità dei classici sintomi d’astinenza relativi alla dismissione dal fumo (nervosismo, irritabilità, stitichezza, insonnia e aumento della fame e conseguentemente del peso). 
Le terapie validate per la smoking cessation sono differenti e vengono prescritte sia in base alla storia tabagica del paziente (anni di fumo, numero di sigarette al giorno, pregressi tentativi falliti), sia alla sua storia clinica (malattie eventualmente già esistenti), sia al tipo di aiuto concreto che il paziente vorrebbe ottenere dal farmaco.
La terapia nicotinica sostitutiva (cerotti, gomme, caramelle, inalatori e spray sublinguali), la prima presente sul mercato e la più conosciuta (anche perché costituita unicamente da prodotti da banco), prevede l’assunzione di nicotina farmaceutica pari al quantitativo di nicotina che il paziente è solito assumere attraverso il tabacco.
Ci sono invece farmaci come vareniclina e citisina che, attraverso il loro meccanismo d’azione, aiutano il fumatore a provare sensazioni spiacevoli quando fumano (nausea e sapori sgradevoli in bocca), tanto da impedirgli entro un paio di settimane di continuare a fumare.
Da ultimo, va citato il bupropione che stimola a livello cerebrale il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere prodotto solitamente in seguito al consumo di tabacco, che appaga in maniera simile il fumatore tanto da aiutarlo a non ricercare più nelle sigarette questa sensazione di benessere.
Essendo gli ultimi tre dei veri e proprio farmaci, anche se bene tollerati e con limitate controindicazioni, devono essere prescritti dai medici di famiglia o meglio ancora dagli specialisti presenti nei quasi 300 Centri antifumo distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Inoltre, essendo quella nicotinica una dipendenza duplice, sia fisica sia psicologica, alla terapia farmacologica dovrebbe essere sempre affiancato un supporto psicologico-motivazionale in modo da implementare al massimo le possibilità di successo.
Consigliamo quindi ai fumatori di non sottovalutare la propria dipendenza e di non esitare a rivolgersi agli specialisti, al fine di trovare insieme la terapia migliore per aiutarli nel loro percorso di disassuefazione dal fumo”.

Nessun cenno alla sigaretta elettronica, come visto.
E non è un caso.
Ulteriore passaggio, infatti, pubblicato sempre sul sito web dell’Istituto, conferma in modo chiaro come rispetto all’argomento e-cig, i ricercatori procedano con un atteggiamento di prudenza e di attendismo.

LA RELAZIONE CON IL CANCRO

“A causa della varietà dei prodotti disponibili e del poco tempo per cui sono state studiate, è ancora difficile stabilire gli effetti a lungo termine delle sigarette elettroniche sulla salute umana – viene esposto – Il glicole propilenico, l’ingrediente responsabile del «fumo sintetico» che viene rilasciato dalla sigaretta elettronica, è la stessa sostanza impiegata per riprodurre il fumo degli effetti speciali usati nei concerti rock, considerato generalmente sicuro, anche se è stato osservato che l’esposizione nel lungo periodo può dare origine a irritazione delle vie aeree, tosse e in casi molto rari asma e riniti.
Il riscaldamento del glicole propilenico e di un’altra sostanza presente nel liquido delle e-cig, la glicerina, può però portare alla formazione di formaldeide e acetaldeide, che, a dosi più elevate di quelle assunte con una singola e-cig, sono considerate cancerogene.
Alcuni studi hanno rilevato sostanze tossiche e cancerogene nei liquidi delle cartucce.
Inoltre, nel vapore delle sigarette elettroniche sono presenti elevate quantità di particelle: è stato dimostrato che il particolato può provocare il cancro, infatti l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) lo ha classificato come sicuramente cancerogeno per l’essere umano.
Solo tra qualche anno sarà possibile stabilire con certezza se esiste un’associazione tra sigarette elettroniche e cancro”.

Manca, per concludere, nelle valutazioni della “Veronesi” una valutazione in termini di minor danno.
Bisognerebbe, infatti, considerare il dato che vive in quanti sono riusciti e stanno riuscendo effettivamente a smettere di fumare grazie alla e-cig.
Una porzione di persone che non si può ignorare
Così come non si può ignorare – sempre in attesa degli studi a lungo termine – come le evidenze attuali indichino sicuramente che il vaping sia molto meno dannoso delle sigarette classiche.
Se qualcuno, quindi, riesce con le e-cig a dire addio al vizio, il dato non può non essere tenuto in considerazione.
Anche perchè il danno rappresentato dal fumo è una certezza.
Sulle sigarette elettroniche, invece, ora come ora, non vi sono conclusioni negative, tutt’altro, ma, piuttosto, indizi assolutamente positivi – vedi le ricerche del Coehar, quelle di Public Health England – o, in ogni caso, ipotesi infarcite di “se” e di “forse”.