Follia in Spagna! Il Governo vuole chiudere i negozi di svapo

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Sarà il sole cocente di questi giorni che, forse, abbatte il tasso di buonsenso.
Dalla vicina Spagna trapela un’indiscrezione che ha del clamoroso: il Governo iberico, infatti, valuta di chiudere i negozi di sigarette elettroniche.
La competenza sulla vendita dei prodotti dello svapo verrebbe, secondo il piano normativo in esame da parte dell’Esecutivo capitanato dal Premier Padro Sanchez, integralmente trasferita ai Tabacchi con il contestuale passaggio, quindi, delle e-cig nella sfera dei Monopoli e, quindi, dello Stato.
In pratica, qualora passasse tale riforma, la sigaretta elettronica potrà essere acquistata esclusivamente presso i Tabacchi.
Ed i rivenditori di sigarette elettroniche?
Non avranno più motivo di essere e, pertanto, dovranno necessariamente calare giù le serrande.
Fine della corsa.

UN VERO E PROPRIO TERREMOTO

Un vero e proprio terremoto che, ovviamente, sta già trovando comprensibile critica da parte dei consumatori.
Critica come quella che sta venendo dalla Ieva, associazione operante su scala europea che non ha tardato a divulgare e rendere pubblica la sua posizione rispetto alle vicende spagnole.
Queste misure – hanno evidenziato dalla Independent European Vape Alliance – non solo contravvengono alle norme dell’Unione europea in fatto di libera concorrenza e sulla libera circolazione delle merci, ma genereranno anche disoccupazione in un momento di crisi economica. 
Inoltre, la proposta priverà i vapers dell’accesso personalizzato ai prodotti di svapo, costringendoli ad acquistarli nelle tabaccherie, il che potrebbe indurli a tornare a prodotti combustibili più rischiosi”.

IL FATTORE DISOCCUPAZIONE

In buona sostanza, si manda il vaper (che vuole smettere di fumare o che ha smesso di fumare) nella casa della tentazione; Un pò come se chiudessimo una persona in ferreo regime dietetico nella cucina di un ristorante.
Il principio ed il controsenso sono fondamentalmente quelli.
Senza pensare all’aspetto, già toccato da Ieva, relativamente al grave contraccolpo che si avrebbe in termini occupazionali.
Il che, dopo due anni e mezzo di dura pandemia, fase neppure esaurita, non suona certo come uno dei migliori spot a favore della ripartenza.