Filippine, arresto per chi usa sigarette elettroniche in pubblico

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Vabbè, dai. Questo è puro talebanismo anti-sigaretta elettronica.

Nelle Filippine, addirittura, si rischierà l’arresto qualora si venisse beccati a svapare in pubblico. Manco si stesse decapitando una persona. Ebbene si, in gattabuia solo se si venisse sorpresi a fumare una sigaretta elettronica. Con tutto il rispetto che si deve per la gente filippina, la decisione del suo massimo rappresentante istituzionale sfiora – anzi, lo prende proprio in pieno – il ridicolo.

Rodrigo Duterte, Presidente della Repubblica, uno che è stato da sempre impegnato nel contrasto al fenomeno droga – e questo gli fa onore, ci mancherebbe – questa volta ha preso proprio la classica cantonata. Nelle ultime ore, infatti, il 16esimo Presidente della Repubblica filippina, per la cronaca detto Rody o Digong, ha completato un micidiale uno-due. Qualche tempo fa, infatti, il Duterte aveva dapprima imposto il divieto, come detto, di fare uso del dispositivo in pubblico. E già questa era decisione non condivisibile e scientificamente infondata. Ma “Rody” è riuscito nel non facile compito di fare di peggio invitando la Polizia, fonte France Press, ad arrestare quanti fossero stati sorpresi a contravvenire al citato divieto. E a vedersi anche sequestrare la sigaretta elettronica che si stava usando, un po’ come si fa con le armi del delitto.

PER DUTERTE LE E-CIG EMANEREBBERO SOSTANZE CHIMICHE NOCIVE

Ma perchè questo accanimento? Secondo il presidentissimo filippino, la sigaretta elettronica liberebbe sostanze chimiche nocive sia nel corpo umano sia nell’ambiente. Manco si stessero svapando fumi radioattivi. Ovviamente, la decisione dell’Esecutivo Duterte risente fortemente dell’autentico macello determinatosi all’indomani dell’ “esplosione” del caso della epidemia polmonare-Usa. Quello di Duterte, in ogni caso, che è anche un ex fumatore e che è convintamente schierato anche sul fronte anti-fumo (quindi non si tratta di soggetto che vuole fare il gioco delle grandi multinazionali) è un tipico esempio di disinformazione istituzionale. Prova di come anche altissimi livelli, di più Istituzioni, di più Paesi, patiscono una conoscenza molto vaga del settore svapo e sono, quindi, suscettibili ad essere investiti da voci e da informazioni che, oltre ad essere false, il più delle volte sono state volutamente distorte