Ex Dirigente attacca Oms “Nelle strategie antifumo manca riduzione danno”

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“La Convenzione quadro per il controllo del tabacco (Fctc) dell’Organizzazione mondiale della Sanità entrata in vigore da più di un decennio non ha mantenuto le sue promesse. L’ingrediente mancante nella strategia dell’Oms è la riduzione del danno”.
Così Robert Beaglehole, esperto di Sanità pubblica per anni al vertice del Dipartimento “Malattie croniche” della stessa Oms, come rilanciato dalla “Liaf”.
“Il vero successo da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità – ancora l’esponente – è quello di ottenere un mondo senza fumo da tabacco, non un mondo senza nicotina: un’affermazione che evidenzia come il vero target della lotta anti-fumo dovrebbe essere, su scala mondiale, quello legato al contrasto delle morbilità connesse alla combustione del tabacco.

LA SCUSA DELLA LOTTA ALLA NICOTINA

E non la nicotina, buona “scusa” per coinvolgere nel vortice della guerra alle sigarette anche le alternative a minor danno come le e-cig.
Siamo di fronte ad una piaga sociale ed economica, quella del fumo di sigaretta – incalza Beaglehole – che miete otto milioni di morti l’anno ed ha innumerevoli conseguenze per la salute pubblica. L’Oms dovrebbe essere in prima linea nel creare politiche efficaci di contrasto”.
Che, per il resto, ha anche indicato in due aspetti principali le criticità delle strategie Oms nella lotta al fumo, ovvero il non approccio ai prodotti alternativi meno dannosi rispetto alla sigaretta convenzionale e, ancora, la prospettiva del problema tabagismo vista esclusivamente dall’angolatura degli adolescenti a discapito degli adulti che intendono smettere.

GLI ESEMPI DI SVEZIA E GIAPPONE

Rispetto al discorso delle alternative ed al loro impatto positivo sulle politiche anti-fumo, l’esperto cita due importanti esempi.
Quello della Svezia, in primis, che “ha dimostrato l’efficacia di quelle che possono essere delle alternative meno dannose come lo ‘snus’ e di come stia velocemente rimpiazzando il fumo di sigaretta”.
Ed il Giappone “dove i dispositivi smoke-free hanno ridotto la vendita di sigarette del 30%”.
Esempi troppo scomodi che l’Oms non può e vuol vedere.