Evali? Alle spalle: il mercato europeo e-cig vola verso i 7 miliardi

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Evali, una tempesta destinata a dissolversi. E’ proprio questo quello che si prevedeva, è proprio questo quello che si sta effettivamente registrando. Il tornado abbattutosi sul mondo dello svapo pare aver già visto evaporare i suoi effetti. Perchè? Semplicemente perchè era un tornado “artificiale”, fondato su argomentazioni false. Certo, un tornado, una messa in scena mediatica costruita col pennello, ad arte e con arte, frutto di un attento piano di demolizione che si è potuto avvalere del supporto di massime Istituzioni mondiali con la complicità – in qualche caso – o con l’omesso controllo/verifica – il più delle volte – di parte dei media.

Così, pian piano – dopo La “sfuriata” iniziale – il mostro sigaretta elettronica non si è rivelato essere più tale. Si è capito che morti e ricoverati Usa non erano da ricondurre ad un uso corretto della sigarette elettroniche ma all’uso distorto, non conforme di esse. Si è capito che ad ammazzare le persone erano le sostanze illecite, recuperate nel mercato del contrabbando, dell’illecito. E, quindi, il discorso ha finito per spostarsi dall’ambito dello svapo a quello del traffico di droga. Assolta, quindi, la sigaretta elettronica, sottoposta a immeritata gogna e sacrificata (o, meglio, che si sperava/voleva sacrificare) sull’altare dei grandi interessi delle multinazionali del tabacco.

Incassato da buon pugile il colpo, però, il settore svapo si prepara a partire in contropiede. E le previsioni, le prospettive appaiono essere decisamente interessanti.

CINQUE SONO GLI STATI EUROPEI CON LA MAGGIORE MOLE DI MERCATO

Il mercato delle sigarette elettroniche assisterà in Europa ad un importante incremento nei prossimi cinque anni. Lo rivela uno studio Casmef combinato ad un report prodotto dall’Università Luiss “Guido Carli” in sinergia con Bat Italia. Ebbene, nell’arco del prossimo quinquennio il movimento economico legato alle sigarette elettroniche supererà in Europa la soglia dei 7 miliardi di euro. Un “movimento”, una mole finanziaria che ancora non saranno pari a quello Usa, il principale al mondo, ma che sostanzia un ulteriore e deciso passo in avanti.

L’Europa – si apprezza nel documento – è il secondo mercato mondiale per la sigaretta elettronica dopo gli Stati Uniti, che hanno raggiunto nel 2019 un volume di vendite pari a 4,8 miliardi di dollari. In particolare, sono cinque i paesi Europei in cui si registra il maggior consumo di questo prodotto: Regno Unito, Germania, Polonia, Francia e Italia; Spagna, Portogallo e Grecia sono i paesi in cui più di recente è stata introdotta la sigaretta elettronica”.

Quanto all’Italia, il relativo mercato si presenta come “uno tra i più dinamici e sviluppati in Europa, con un’incidenza di utilizzatori pari al 2,6% della popolazione adulta, i cui i volumi di mercato sono pari a circa il 10% di quelli europei”.

Questo traffico, si apprezza sempre nello studio Casmef, ha ovviamente fatto leccare i baffi agli esattore italici. “La rapida espansione del mercato e-cig italiano ha indotto il Governo a regolamentare maggiormente il settore e a innalzare notevolmente il livello di tassazione dei liquidi. L’inasprimento della tassazione ha prodotto, tuttavia, una riduzione dei volumi di vendita fra il 2016 e il 2017 del 12,7%, che a sua volta ha ridotto le entrate fiscali a 3,4 milioni contro i 5 previsti. Nel 2018 il Governo ha introdotto una tassazione più lieve che ha permesso al mercato di tornare a crescere su ritmi sostenuti. Nel 2018 i volumi di vendita sono cresciuti del 4,5% e si prevede che per il 2019 i volumi cresceranno del 14,5%, per raggiungere il 20% nel 2020”.

Riferimento nel report anche alla questione accise alla cui riduzione nel 2019 “ha fatto seguito un incremento del valore di mercato, che è previsto possa attestarsi a 591 milioni di euro nel 2019 e si prevede raggiunga i 709 milioni di euro nel 2020”.

L’INCOGNITA DELLA TASSAZIONE

Da un punto di vista industriale il mercato delle sigarette elettroniche è molto più frammentato di quello dei prodotti tradizionali del tabacco (caratterizzato da un numero limitato di produttori e canali di vendita), sia dal lato della produzione che da quello della distribuzione. Una frammentazione che implica una maggiore complessità di gestione della raccolta erariale“, così Marco Spallone, docente di Economia presso la Luiss.

Da un punto di vista normativo, non esiste ancora un quadro europeo di riferimento sulla fiscalità di questi prodotti. La scelta del regime fiscale è dunque cruciale per il futuro del mercato. L’andamento della domanda di sigarette elettroniche, infatti, sembra risentire del peso della fiscalità. Gli esiti dell’indagine mostrano infatti che il potenziale rischio ridotto della sigaretta elettronica, come risulta da alcuni studi scientifici, dovrebbe indurre – insiste l’esperto – ad una tassazione diversa ed inferiore rispetto alle sigarette tradizionali, parametrando una eventuale accisa proprio rispetto ai minori costi sulla spesa sanitaria pubblica dei fumatori che sono passati alle sigarette di nuova tecnologia e a minore impatto sulla salute. Un ulteriore elemento di complessità nella scelta del Legislatore è dato dal potenziale commercio illecito. Infatti – la conclusione – nonostante il divieto di vendite transfrontaliere online, una tassazione particolarmente svantaggiosa rispetto ad altri Paesi potrebbe determinare il trasferimento dei produttori nelle aree con minori oneri fiscali“.

Il Fisco, in definitiva, il fattore “x”. Al netto, però, di questa incognita, che potrebbe interessare – o meno – anche il settore delle “bionde”, la valutazione “netta” sullo svapo pare essersi spogliata dello spauracchio-Evali.