Esperti riuniti a Praga lanciano appello a Ue “Riduzione del danno per sconfiggere il fumo”

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Arriva da Praga, Capitale della Repubblica Ceca, un nuovo qualificato appello verso la riduzione del danno.
Un appello rivolto direttamente alle Istituzioni europee.
L’occasione è stata quella data da una tavola rotonda promossa dal Ceta – Centro per l’analisi economica e di mercato – che ha chiamato a riunione esperti medici di varie specialità nonché professionisti nella cura delle dipendenze.

LE DICHIARAZIONI DI VOBORIL

“Se la Commissione europea intende realmente perseguire dei piani per ridurre il numero di fumatori su scala globale e l’impatto del fumo, deve iniziare valutare e tener presente, seriamente, il concetto di riduzione del danno”: così ha fatto presente Jindřich Vobořil, Coordinatore nazionale ceco delle politiche di contrasto alla dipendenza da droga, in una dichiarazione resa a margine dell’appuntamento.
“Il Governo ceco –
ha proseguito lo stesso – si è impegnato in questo approccio nella sua dichiarazione di programma in vista della prossima Presidenza dell’Unione europea”.
“I dati –
ha osservato ancora Ernest Groman, del Vienna Nicotine Institute – mostrano come l’approccio attuale, in fatto di politiche anti-fumo, sia alquanto inadeguato. 
La soluzione per i fumatori non può che essere, quindi, quella di passare ad alternative meno dannose”. 

LA SVEZIA E LA STRADA DEL MINOR DANNO DA FUMO

L’unico Paese europeo, in effetti, vicino all’obiettivo del 5 percentuale – quello che definisce un determinato Stato come “smoking free” – è la Svezia. 
E non è un caso che in Svezia si sia puntato in modo deciso su un prodotto a minor danno quale lo snus, vale a dire i sacchetti di nicotina ad uso orale.
Una condizione che fa della realtà scandinava quella a minore incidenza di tumori al polmone in tutta l’Unione.
Durante l’appuntamento del Ceta, in ultimo, è stata presentata una classifica degli Stati europei rispetto alla loro propensione a servirsi delle strategie a minor danno: la Repubblica Ceca è risultata piazzarsi al secondo posto.
Inutile domandarsi che posizione possa mai occupare l’Italia.