Elezioni 2022, Sigaretta elettronica: speriamo in un Governo che sappia ascoltare

0
2

Le prossime “Politiche” verranno in soccorso della sigaretta elettronica? 
Si avvicinano le urne e, ovviamente, il cosmo svapo incrocia le dita auspicando, sulla questione, una decisa inversione di tendenza.
Ora come ora, come agli addetti noto, la situazione non è affatto delle più rosee. 
Dopo anni di “minacce”, di fine anno contraddistinti costantemente da timori e tensioni – con imprenditori ed esercenti tenuti sadicamente sulla graticola in attesa delle decisioni “natalizie” dei vari Governi – i fantasmi si sono effettivamente materializzati a fine 2020.
In occasione della approvazione della Manovra 2021, infatti, la prima dell’era Covid, proprio allorquando, ancora di più, accorreva una mano tesa, il settore ha buscato tra capo e collo gli aumenti stabiliti dall’allora Governo Conte.
Una serie di plus a scalare, fissati progressivamente al 1 Gennaio 2021, 1 Gennaio 2022 e 1 Gennaio 2023, solo parzialmente edulcorati da provvedimenti emendativi fatti approvare, in un paio di occasioni, da parlamentari leghisti. 
Se non interverrà, in ogni caso, a fine 2022, una nuova legge di Bilancio che andrà ad annullare, sull’argomento, quella di due anni or sono, con il nuovo anno, come prima accennato, sarà maxi stangata con le aliquote che schizzerebbero per i liquidi senza nicotina a 2 euro (il riferimento sono i flaconi dal volume di 10 millilitri) e a 2,50 euro per quelli con nicotina (sempre ogni 10 millilitri).
E’ chiaro che si sarebbe al cospetto di costi ancor più insostenibili che si andrebbero a sovrapporre e stratificare su un quadro globale che, per chiari e comprensibili motivi, non è già felice. Si incrociano le dita, quindi.
Di mani ed anche di piedi.
L’auspicio è che chi verrà abbia, non si dica assai, il buonsenso di ascoltare la scienza.
Di confrontarsi con essa.
E, quindi, di assumere le consequenziali azioni.
Andandosi, cioè, al di là di preconcetti e di veti a prescindere.
Sulla tematica tabagismo e su quella strettamente connessa delle possibili alternative, si apra, quindi, nelle deputate sedi un tavolo di discussione e di confronto.

L’ESIGENZA DI INTERLOQUIRE CON LA SCIENZA

Si interloquisca con la scienza.
E per farlo non è necessario dovere andare molto lontano.
Anche in Italia, lo si sappia, vi è una ricerca prestigiosa che ha prodotto  risultati importanti sul fronte della smoking cessation.
Dagli esperti del Coehar, braccio dell’Università di Catania fondato da Riccardo Polosa, alle altre figure di spessore universitario, quale quella del professore Fabio Beatrice.
La politica, ma questo è un discorso più ampio e generale, non può pretendere di assumere decisioni rilevanti, tanto più in fatto di tutela della salute pubblica, senza sentire la necessità di confrontarsi con le preposte professionalità.
Non si auspica, quindi, un Governo necessariamente pro svapo o che sia amico del vaping. Si auspica che quello che verrà possa essere un Esecutivo che sappia ascoltare e che voglia farlo.
Su tematiche talmente rilevanti – non si dimentichi che solo in Italia, ogni anno, si assiste a 90.000 decessi fumo correlati – non ci si può consentire il lusso di alzare le barricate e di restituire al mittente qualsiasi forma di confronto.
Emblematico e raccapricciante il fatto che una figura quale quella del già menzionato Polosa sia, allo stato, del tutto ignorata nel nostro contesto nazionale.
Laddove, invece, come da accreditate analisi, la medesima si pone come la seconda figura più citata nel contesto scientifico mondiale in tema di lotta al tabagismo.