Decreto Rilancio, ipotesi rincaro accise tabacco riscaldato

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Finanziare il potenziamento dell’assistenza sanitaria domiciliare attraverso le accise (da aumentare) sulle sigarette elettroniche.
Nubi alquanto cupe quelle che si addensano all’orizzonte del settore svapo.
Già presente nel Decreto “Cura Italia”, la particolare previsione potrebbe rientrare nel “Decreto Rilancio” attraverso una serie di emendamenti presentati da parlamentari di colore trasversale (ovvero Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico, Leu, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Gruppo Misto).
Riprende corpo, quindi, la proposta che era già stata lanciata da diverse decine di realtà associative del territorio, quali Cittadinanza attiva, ordini professionali e, nelle ultime ore, condivisa anche dalla Cia – Confederazione italiana Agricoltori.
L’obiettivo, si diceva, è quello di potenziare, attraverso appositi Piani regionali, il servizio di assistenza domiciliare integrata attraverso il reclutamento di ulteriore personale.

Una esigenza fattasi particolarmente stringente durante il corrente momento epidemico. Ben venga, sia chiaro, tale rafforzamento sul territorio che altro non può fare che giovare in termini di pubblica salute.
Il problema è che per garantirsi la copertura di tale servizio si ipotizza di revisionare il regime fiscale vigente aumentando le accise per quel che riguarda la vendita del tabacco riscaldato.

L’emergenza sanitaria – come ha sottolineato Antonio Gaudioso, numero uno di “Cittadinanza attiva” – ha messo in evidenza, con drammatica forza, quanto sia fondamentale una rete di assistenza territoriale che garantisca qualità e continuità di cura ai cittadini, soprattutto alle fasce più fragili”.
Da questi, quindi, è stata espressa “soddisfazione” per l’inserimento nel Decreto Rilancio della specifica “misura di potenziamento per l’anno 2020 dell’assistenza territoriale e in particolare di quella domiciliare integrata”.

IL PROBLEMA DI FONDO E’ L’INGIUSTIFICATA DIFFIDENZA RISPETTO ALL’E-CIG

L’obiettivo di potenziare tale situazione assistenziale, come già sottolineato, è assolutamente apprezzabile.
Il problema e, allo stesso tempo, il paradosso sono di fondo.
E riguardano la fonte che si pensa di utilizzare per coprire, finanziare tale servizio.
Come detto, si punta a metter mano al mercato del tabacco riscaldato attraverso l’aumento delle accise, sintomo chiaro, questo, della diffidenza che ancora “circola”, anche nell’ambiente nostrano, rispetto alla sigaretta elettronica.
In ambito istituzionale e sanitario, non si ha ancora chiara comprensione di come lo svapo abbia un impatto sulla salute assolutamente nullo, quanto meno secondo le attuali conoscenze.

E di come, pertanto, esso andrebbe favorito nell’ottica di aiutare le persone a fuoriuscire dal vizio del fumo.
Una pratica, quindi, da incentivare, sul modello inglese, quale soluzione in ottica di smoking cessation e non un “vezzo” o un vizio da penalizzare attraverso le stangatine fiscali.
Il nodo, pertanto, non può che essere sciolto a livello verticistico, di Ministero della Salute e di Istituto superiore della Sanità. E’ in quella sede che andrebbe scientificamente analizzata la questione. Ed in quella sede, se tale approccio venisse posto in essere con rigore, non si potrebbe far altro che ammettere come, allo stato attuale, la e-cig – punto primo – faccia decisamente meno male della sigaretta tradizionale; e – punto secondo – che la stessa può aiutare i fumatori a smettere.
Non si può, per concludere, pensare di punire fiscalmente un qualcosa che può aiutare a risolvere una tremenda piaga economico-sanitaria quale quella della dipendenza dal fumo