Covid, pericolo di morte 14 volte più alto per chi fuma

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Il fumo di sigaretta aumenta fino a 14 volte la mortalità in caso di contagio da Covid: è questo quanto osserva l’Amministratore delegato dell’Istituto Ramazzini, Marco Benni, Centro per la ricerca indipendente e la prevenzione del cancro e delle malattie di origine ambientale.
“Abbiamo pubblicato diversi studi, in partnership con altri – ha spiegato ancora il ricercatore, intervistato da “La Repubblica” – su ambiente e Covid. I dati mostrano che il fumo aumenta fino a 14 volte la mortalità da Covid e che per ogni microgrammo di Pm 2.5 in più nell’atmosfera si ha un aumento medio del 3% della mortalità. Poi, tra gli altri, stiamo lavorando a un progetto per studiare gli effetti a lungo termine del virus”.

LO STUDIO CINESE

Un tema che è stato molto discusso quello della relazione tra Covid e sigarette.
Da principio fu uno studio cinese ad ipotizzare che le bionde avessero, in un certo senso, una funzione quasi protettiva rispetto al contagio essendosi osservato come tra gli ospedalizzati Covid fosse presente una percentuale di fumatori più bassa rispetto a quella rinvenibile nella popolazione generale.
Un indizio che ha portato ad un approfondimento empirico ed alla effettiva scoperta di come, in effetti, nella nicotina si annodasse uno sorta di scudo rispetto all’ingresso del virus nelle cellule delle vie aeree: in tal senso le conclusioni di uno studio Coehar denominato “Role of Cigarette Smoke on Angiotensin-Converting Enzyme-2 Protein Membrane Expression in Bronchial Epithelial Cells Using an Air-Liquid Interface Model”.

LE CONCLUSIONI DEL RAMAZZINI

Scudo rispetto al contagio che, però, non deve essere interpretato come uno spot pro sigarette.
E la risposta è contenuta nella riflessione degli studiosi del “Ramazzini”: al di la delle problematiche generali che la sigaretta causa alla salute, infatti, i fumatori – con specifico riguardo al Covid – rischiano 14 volte la morte, in caso di sviluppo della malattia, rispetto alla popolazione generale.