Codacons contesta Dpcm “Tabacchi devono chiudere alle 18”

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Il Codacons contesta il “privilegio” che è stato riconosciuto alle Tabaccherie dall’ultimo Dpcm in ordine alla possibilità di poter restare aperti con le stesse modalità orarie di attività quali alimentari e farmacie.
In tal senso quella che è formale diffida recapitata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dall’associazione di tutela dei consumatori e che, in particolare, si sostanzia nella richiesta di stabilire la chiusura dei Tabacchi alle ore 18.
Allo stesso modo di ristoranti, bar ed ulteriori attività deputate alla somministrazione di cibo e di bevande.
“Con l’ultimo Dpcm del 3 novembre – esordisce la nota del Codacons come rilanciata da Adnkronos – il Governo ha realizzato una evidente disparità tra esercizi commerciali, equiparando i tabacchi ad un bene di prima necessità, come farmaci e alimentari.
La vendita dei Tabacchi non è soggetta a limitazione di orari come, invece, l’attività dei servizi di ristorazione, che è consentita dalle ore 5 alle ore 18, con la conseguenza che i bar che hanno anche la rivendita di tabacchi devono chiudere all’orario stabilito la ristorazione potendo invece continuare a vendere tabacchi”.

“ANCHE LORO DEVONO ESSERE SOGGETTI A RESTRIZIONI”

L’affondo di Codacons è di quelli tosti ed arriva ad ipotizzare come “il Governo abbia voluto mantenere aperte le tabaccherie perché queste, attraverso le loro vendite, alimentano le casse dello Stato”.
E’ infatti evidente – insistono dal sodalizio presieduto da Carlo Rienzi – che, ove si consideri fattore di rischio per la trasmissione del Covid, all’attività dei bar non si può che riconoscere la stessa pericolosità delle rivendite di Tabacchi”.
Questo perchè, annotano da Codacons, la logica della norma risiede nella necessità di prevenire le situazioni di contatto che si determinano naturalmente all’interno delle attività, cosa che ha quindi comportato la necessità di lasciare aperte solo le rivendite di beni di prima necessità.
“In questo contesto, la vendita di tabacchi – chiudono da Codacons come da dispaccio Adnkronos – avendo ad oggetto non già un bene di prima necessità ma, al contrario, un prodotto che, come è noto, provoca gravi danni alla salute, deve essere soggetta a restrizioni al pari delle altre attività al dettaglio”.