Cina, 300 milioni di fumatori. Ma vieta le ecig

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Avere tra i propri connazionali la bellezza di 300 milioni di fumatori di sigarette classiche. E rompere le scatole al commercio delle sigarette elettroniche. E’ un paradosso bello e buono quello che viene dalla Cina. Dove il Monopolio di Stato China Tabacco ha, con un avviso datato 30 Ottobre, invitato le aziende di e-commerce che vendono prodotti per sigarette elettroniche a chiudere le rispettive piattaforme.

Non si tratta, quindi, di un divieto – sul modello di molti Stati americani – di commercializzare liquidi aventi aromi diversi da quelli del tabacco bensì di uno stop totale rivolto a tutti i prodotti che abbiano a che fare con lo svapo. Perchè tale restrizione? Per “impedire ai minori di acquistare sigarette elettroniche attraverso internet e per rafforzare ulteriormente la protezione della salute fisica e mentale dei minori”.

Si ripete: un atteggiamento alquanto contraddittorio in una realtà che presenta uno dei più alti rapporti fumatori per numero di abitanti. Contenti loro, tuttavia, contenti tutti. Anche perchè, qualche manciata di chilometri più in la, sempre nelle terre di Oriente, non è che le cose cambino di tanto.

In Corea del Sud, ad esempio, dopo la maledetta pseudo epidemia statunitense (sempre lei), il Governo ha proposto una stretta sull’uso dei prodotti svapo. Un provvedimento che sta creando confusione dal momento che i vapers, abbandonati alla disinformazione, non sanno cosa faccia maggiormente male alla loro salute e se non convenga, addirittura, salutare le elettroniche per far ritorno alle origini della sigaretta classica. Come rivela il Koreatimes, questo sarebbe l’atteggiamento di più rivenditori che avrebbero sospeso le vendite di liquidi elettronici ed invitato i fumatori di sigarette elettroniche a considerare di tornare a quelle combustibili.

Lo stesso Ministero della Salute, inoltre, solo la scorsa settimana, ha emesso una “forte” raccomandazione affinchè i fumatori smettano di usare i prodotti di svapo. Ciò fin tanto che non si abbiano migliori certezze scientifiche rispetto al caso Usa delle malattie polmonari. Una raccomandazione che ha colto presso le principali catene di negozi di alimentari che hanno deciso di rimuovere sigarette elettroniche e liquidi dagli scaffali in attesa di nuovi elementi sanitari. Non vi è dubbio che la strategia di non-comunicazione del Governo sudcoreano abbia generato il caos. Si è gettato lo spauracchio senza fornire elementi e spiegazioni valide a supporto.

“Onestamente non capisco la raccomandazione del governo di smettere di usare le sigarette elettroniche mentre non ha rilasciato alcuna informazione tangibile o prova scientifica che le sigarette elettroniche siano più dannose di quelle convenzionali”. Così, ad esempio, Lee Chul-hyung, tra i principali esperti legali in brevetti.

Che ha spiegato “Intendono dire che gli utenti di sigarette elettroniche dovrebbero tornare a quelli combustibili? O significa che dobbiamo assolutamente smettere di fumare? Ci sono opzioni migliori disponibili per i fumatori adulti che non vogliono smettere?”.

KCDC E KECIA INSORGONO IN COREA

Anche se il Governo raccomanda alle persone di smettere di usare sigarette elettroniche liquide, ciò non significa che sia sicuro fumare sigarette convenzionali”. Così, invece, dai Centri coreani per il controllo e la prevenzione delle malattie (KCDC). Critica anche la “Korea E-cig Industry Association” (KECIA) che ha giustamente francobollato la raccomandazione del Governo come “infondata” ed “eccessiva”. “Chiediamo al Ministero di dimostrare che le sigarette elettroniche liquide sono più dannose di quelle combustibili”. Esempio in salsa asiatica di come una errata modalità di comunicazione, per non dire disinformazione, possa creare sconquassi tra la gente comune