Carri Richardson, 250.000 dollari per fare da testimonial ad azienda svapo

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Duecentocinquantamila dollari per fare da testimonial ad una azienda americana operativa nel settore vaping.
Questa la proposta che si è vista presentare Sha’Carri Richardson, campionessa di atletica Usa.
La Richardson è balzata gli onori della cronaca dal momento che, di recente, a fine del mese di Giugno, è stata squalificata per 30 giorni perchè trovata positiva, ad un controllo campionario antidoping, al Thc.
Una immensa beffa per la ragazza, 21enne, che ha confessato di essersi concessa lo spinello, un unico spinello, in un momento di umana debolezza successivo alla morte della madre.

ADDIO GIOCHI DI TOKYO

Il problema è che quella debolezza è costata davvero tanto: la Richardson, infatti, è stata tenuta fuori dalla squadra olimpica in partenza per il Giappone.
Una beffa amarissima anche perchè gli Stati Uniti d’America, rispetto all’uso di droghe leggere quali marijuana e cannabis, stanno sposando una linea di grande apertura.
Metà degli Stati, infatti, ne hanno legalizzato l’assunzione.
E circa la metà dei componenti del Congresso si sono detti favorevoli ad una legalizzazione delle sostanze anche in ambito federale.
Per la ragazza, tuttavia, nessuno sconto ed i Giochi a cinque cerchi che la stessa dovrà guardare dagli schermi della tv.
Tuttavia, una consolazione, come detto, c’è.

L’OFFERTA DI DR.DABBER

La “Dr.Dabber”, azienda attiva nel settore vaping, ha offerto la bellezza di 250.000 dollari alla Richardson per promuovere i suoi prodotti.
Farne un vero e proprio testimonial per una strategia di marketing che è raffinata.
In primo luogo perchè, in tal modo, si sfrutta il momento di ipervisibilità dell’atleta di Dallas che, si ricorda, è la principale centometrista donna “stars and stripes”.
E poi, vi è un altro aspetto.
Abbinare l’immagine della sigaretta elettronica ad una figura sportiva, sana, magra, bella, muscolosa, di successo, non può che deporre a favore dell’immagine complessiva del settore creando nell’idea collettiva la percezione della e-cig – anche a livello di inconscio – quale qualcosa di tutt’altro che nocivo.