Cardiopatici ma non smettono di fumare: la questione diventa oggetto di ricerca

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L’importanza di sensibilizzare i fumatori affetti da patologie cardiovascolari (e non solo) ad intraprendere un percorso di smoking cessation attraverso la proposta di alternative quali quelle date dalla sigaretta elettronica: è questa la sostanza di un approfondimento condotto in Francia attraverso il quale sono stati monitorati, in un follow up durato cinque anni, 2.615 fumatori-pazienti che avevano dichiarato un precedente di ictus e/o di infarto.
La ricerca ha potuto concludere come, nonostante i fumatori fossero consapevoli della gravità delle loro pregresse patologie, gli stessi si siano ugualmente mostrati estremamente restii a disfarsi delle sigarette.
Ovvero, il vizio come più forte dei timori per la personale salute.
Ad un iniziale follow up eseguito nel primo dei cinque anni, in particolare, si era registrato come il 26 percentuale dei pazienti (tutti in cura per patologie a carico del muscolo cardiaco) fosse composto da fumatori.
Cinque anni dopo, ad ultimo monitoraggio, è stato registrato come entro questo gruppo di soggetti – si ricorda, tutti sotto osservazione in quanto con precedenti cardiaci e/o circolatori – il tasso dei fumatori fosse calato nell’ordine di un solo punticino percentuale passando da quota 26 a quota 25.

IL MEDICO ZAMORA “SITUAZIONE PREOCCUPANTE”

Ovvero, una parte minima dei pazienti si era liberata del vizio: il restante, invece, aveva continuato imperterrito a fumare, nonostante la consapevolezza di essere fatto da soggetti delicati a causa dei pregressi e menzionati malanni.
L’ “amore” per le sigarette si è rivelato, quindi, più forte del senso di responsabilità che avrebbe dovuto imporre a persone con quella condizione di salute di interrompere immediatamente il rapporto con le “bionde”.
In questa incapacità del soggetto dovrebbe, quindi, intervenire l’Istituzione. Sensibilizzando, incoraggiando, proponendo un discorso alternativo.
In tal senso l’appropriata riflessione di Cristian Zamora, Specialista in Medicina interna presso l’Albert Einstein College of Medicine
“È preoccupante – ha rivelato lo stesso – come, nonostante i benefici ben documentati connessi allo smettere di fumare, in particolare dopo una diagnosi di malattia cardiovascolare, così pochi pazienti vogliano o riescano a cestinare i pacchetti”.
Ed è anche da dire come non si possa attribuire questa condizione ad una presunta disinformazione: ben il 95,9% dei soggetti seguiti ha affermato, infatti, di essere cosciente del fatto che il fumo sia fattore predisponente malattie cardiache; E, soprattutto, il 40,2% ha dichiarato di avere anche nozione di come le sigarette elettroniche siano meno dannose di quelle convenzionali.
Il problema, con tutta evidenza, è da ricercare altrove: ovvero nella necessità di un intervento da parte delle Istituzioni teso ad assistere il fumatore e ad accompagnarlo in un percorso di cessazione