Cambogia, la Polizia invita i giovani a non usare sigarette elettroniche

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Una campagna contro l’uso delle sigarette elettroniche.
E’ l’eclatante iniziativa intrapresa dalla Polizia cambogiana al fine di contrastare, in particolare, la diffusione dello svapo tra le fasce più giovani della popolazione.
Sia chiaro, è assolutamente legittimo che uno Stato tuteli i suoi ragazzi sensibilizzando rispetto al non uso di prodotti quali sigarette classiche ed elettroniche.
Che lo faccia la Polizia di Stato, però, la questione assume un tono decisamente più pesante.
Del resto, tutto è coerente con l’impostazione dell’ordinamento.
Le e-cig, infatti, sono assolutamente vietata in Cambogia: non possono essere importate, vendute, commercializzate e neppure utilizzate.
Nulla di nulla, ban totale, sebbene tali misure non siano assistite da sanzioni e punizioni elevabili, quanto meno, ai minori.
A fronte di un atteggiamento di tale chiusura, non meraviglia, quindi, che della faccenda se ne occupi – addirittura – il Segretario generale dell’Autorità nazionale per la lotta alla droga.

CONTROLLO AFFIDATO ALLE AUTORITA’ ANTI-DROGA

La maggior parte delle sigarette elettroniche contiene nicotinaha dichiarato pubblicamente Meas Vyrith – Tale sostanza crea una forte dipendenza e può danneggiare lo sviluppo del cervello degli adolescenti, che continua fino ai venti anni”.
E poi “Questo genere di dispositivi contiene sostanze nocive oltre alla nicotina”.
Lo stesso funzionario, ancora, ha parlato dei prodotti afferenti il settore del vaping come di “una minaccia per la salute pubblica”.
Un’atmosfera decisamente non favorevole ai vapers che, però, come prima accennato, non rischiano un granchè dal momento che non vi sono sanzioni contro i trasgressori.
Non certo come altre realtà del continente asiatico dove una sigaretta elettronica – Thailandia docet – può costare anche una vacanza in prigione.
Quanto alle Autorità cambogiane, la ferma intenzione, in ogni caso, è quella di intensificare la stretta sulle e-cig anche e soprattutto nella convinzione di come tali dispositivi possano – tanto per cambiare – portare ad un aumento del numero dei fumatori.

come di “una minaccia per la salute pubblica”.
Un’atmosfera decisamente non favorevole ai vapers che, però, come prima accennato, non rischiano un granchè dal momento che non vi sono sanzioni contro i trasgressori.
Non certo come altre realtà del continente asiatico dove una sigaretta elettronica – Thailandia docet – può costare anche una vacanza in prigione.
Quanto alle Autorità cambogiane, la ferma intenzione, in ogni caso, è quella di intensificare la stretta sulle e-cig anche e soprattutto nella convinzione di come tali dispositivi possano – tanto per cambiare – portare ad un aumento del numero dei fumatori.