Bove (Unas) “Disparità trattamento, adesso basta!”

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Equiparati nel momento in cui si deve provvedere al pagamento delle tasse. E vada pure bene. Ma quando si tratta di poter godere di qualche privilegio – o, meglio dirsi, di una semplice equiparazione in termini di diritti – il mondo dei Tabacchi finisce sempre per godere di un posto al sole. E lo svapo finisce sempre per venire sempre relegato, come settore, al ruolo di Cenerentola.

Non va bene, non va affatto bene. Il Decreto Presidenza del Consiglio dei Ministri, appena adottato dal Governo Conte in chiave di contrasto all’epidemia da Coronavirus, lascia ampiamente scontenti. Tabacchi aperti, store di svapo chiusi. Tutto normale per i fumatori, solo acquisti on-line per i consumatori di e-cig. Una disparità di trattamento sfacciata, che merita di essere riparata. Forte è l’intervento, al riguardo, di Arcangelo Bove, fondatore del fortunatissimo marchio Svapoweb nonché Presidente dell’Associazione di categoria Unas.

Non si può assistere passivi a tali ingiustizie. Gli imprenditori della sigaretta elettronica pagano tasse che su scala europea non hanno pari. Ma puntualmente dobbiamo essere destinatari di un trattamento che è assolutamente scorretto e non leale – così esordisce l’imprenditore sannita – Il nostro settore è stato martoriato più volte dai Governi passati con super tasse. Siamo l’unico Paese europeo che patisce tale gravame tributario. Laddove è da considerare come in realtà quali Francia ed Inghilterra, mi riferisco ovviamente alla tipologia dei liquidi, non esista tassa alcuna. Nella stessa Italia, poi, altra categoria merceologica patisce simili pressioni.

“CHIEDIAMO DETASSAZIONE”

Ma il problema è solo relativamente questo: siamo disposti ad osservare le norme e le regole, vogliamo contribuire da buoni cittadini e da buoni imprenditori alla ridistribuzione fiscale ma in ossequio a un principio di uguali diritti-uguali doveri. Non possiamo accettare supinamente, non più, un trattamento come quello da DPCM della giornata di ieri.

Senza dimenticare il danno – incalza Arcangelo Bove – che si determina in termini di salute pubblica. Sì privilegia un prodotto che reca sicuri danni a carico della salute e se ne mortifica un altro che nocumento all’uomo non reca affatto.

Come associazione chiediamo che ci facciano recuperare i costi detassandoci di quelli che stiamo sostenendo in questo periodo. Altrimenti – la conclusione – si rischiano chiusure in un settore che già boccheggiava