Bove “Fumo, Ministero Salute e Iss hanno visione parziale”

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Chiediamo ai vertici istituzionali sanitari nazionali di promuovere un tavolo in tema di alternative al fumo che contempli il contributo di tutte le personalità scientifiche che stanno lavorando in questo ambito”.
Così Arcangelo Bove, Presidente Unasweb nonché fondatore del marchio Svapoweb, azienda leader nel settore del vaping.
Abbiamo preso atto delle dichiarazioni della dottoressa Pacifici – altissima funzionaria dell’Istituto Superiore di Sanità e, in particolare, Direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping – che ha testualmente affermato che l’uso delle sigarette elettroniche, unitamente a quello delle ulteriori alternative al fumo classico, <<contribuisce alla iniziazione e alla ricaduta del consumo di sigarette tradizionali e ne ostacola la cessazione, alimentando l’epidemia tabagica>>

IN ITALIA ECCELLENZE DELLA RIDUZIONE DEL DANNO

Riteniamo come questa affermazione sia, ad essere buoni, lo specchio di una limitata parte della scienza.
Al cospetto di queste “teorie” vi sono, però, eminenti ricercatori italiani che hanno condotto attività di analisi approfondite, con dovizia scientifica, forti del contributo di team composti da eccellenze del mondo accademico.
E queste attività hanno partorito conclusioni che vanno in una direzione totalmente opposta rispetto a quelle che evidentemente hanno ispirato l’uscita della dottoressa Pacifici, e non solo.
Conclusioni che dicono come la sigaretta elettronica non sia una corsia preferenziale verso il fumo ma come, al contrario, essa aiuti a smettere.
Vantiamo un Centro di ricerca, nella nostra bella Sicilia, ad esempio, che è punto di riferimento in ambito internazionale per quello che riguarda il tema della riduzione del danno da fumo, i cui studi hanno una eco nei cinque Continenti.
Ebbene, un recente approfondimento condotto da tale Centro di ricerca, in sinergia con la Liaf, ha dimostrato in modo inequivocabile come il danno prodotto dalla sigaretta elettronica sia irrisorio rispetto a quello generato dalla sigaretta classica. Ci domandiamo, quindi, perché tali eccellenze, rispetto ad una tematica delicata quale quella delle alternative, non vengano coinvolte al fine di recare l’esperienza maturata ed arricchire l’interfaccia dei vertici della nostra Sanità.
Stiamo discutendo di una questione, quale quella della dipendenza dal tabacco, che ha anche in Italia una ricaduta squassante in termini di morbilità e di vite – gli ultimi dati riferiscono di circa 90.000 decessi fumo correlati nell’ultimo anno.

“COL TABAGISMO NON SI PUÒ ESSERE TALEBANI”

Abbiamo, per il resto, anche preso atto di come Claudio Cricelli, Presidente della Società italiana Medici di Medicina generale e delle Cure primarie, abbia ufficialmente palesato come la categoria richieda maggiori informazioni sulla sigaretta elettronica.
Similmente ci risulta anche come i dati dei Centri antifumo dipendenti dal Sistema sanitario nazionale, che poggiano sui metodi tradizionali di farmacologia e cerotti, non partoriscono risultati lusinghieri in chiave di smoking cessation.
Alla luce di tutto ciò, quindi, chiediamo all’Istituto superiore di Sanità ed al Ministero della Salute, quanto meno, di allargare l’ascolto, in fatto di riduzione del danno da fumo, anche a quella parte della ricerca che sta producendo un certo tipo di conclusioni.
Un tema delicato come questo non può cullarsi su vedute che siano monolaterali.
È il momento di ampliare gli orizzonti, è il momento che gli Organi ufficiali che fanno le politiche della salute nazionali ragionino a 360 gradi e superino la visione talebana di ‘o fumo o nulla’.
Vi è una via di mezzo da dover tenere in considerazione e questa via di mezzo –
chiude Bove – si chiama riduzione del danno”