Bates “Bisogna spostare i fumatori verso prodotti a minor danno”

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“Il problema del cancro fumo-correlato? Lo si può contrastare efficacemente spostando i fumatori verso il consumo di prodotti a minore rischio”.
Così Clive Bates, pioniere in ambito internazionale delle teorie del minor danno.
Come si ricorda, lo scorso 16 Marzo, la Commissione dell’Unione europea ha anticipato ai Ministri della Salute degli Stati membri il preliminare del Piano anti cancro.
Un documento complessivo che, ovviamente, prevede anche un abbondante capitolo rivolto al contrasto al fumo.
Un capitolo che palesa importanti criticità “metodologiche”.
Per dirla breve, la Ue pretende di sanare la piaga fumo facendo – paradossalmente – la lotta alla sigaretta elettronica.

PRODOTTI ALTERNATIVI DETERMINANO RISCHIO DECISAMENTE MINORE

Sappiamo, con il conforto di approfondimenti scientifici – ha proseguito Batesche l’uso esclusivo di prodotti alternativi presenta rischi decisamente inferiori rispetto al fumo.
Le Istituzioni dovrebbero capire come sfruttare quell’enorme differenza trasformandola in un vantaggio per la salute pubblica.
Il Piano europeo per la lotta contro i tumori, invece, sembra rendere più difficile e meno allettante per i fumatori il cambiamento”.

Non riconoscere questa differenza – tra tipologie che determinano un danno potenzialmente grave e quelli che ne comportano uno esponenzialmente minore – significa, ha commentato ancora l’ex Direttore di “Action on Smoking and Health”, lasciare tanti, troppi fumatori ancorati alla loro dipendenza.
“Soggetti che andrebbero spronati, incoraggiati, invogliati”.

“IL PROBLEMA E’ LA COMBUSTIONE”

Ulteriore riflessione di Bates “Il piano europeo commette, poi – spiega l’attivista – un errore fondamentale nel fissare l’obiettivo generale di ridurre il consumo di tabacco al di sotto del 5% entro il 2040.
Il problema è il fumo non il tabacco. La differenza fondamentale, quindi, va posta tra dispositivi combustibili e non combustibili, non tra quelli al tabacco e non al tabacco.
Concentrandosi su quest’ultimo come baricentro della questione, e non sulla combustione, la Commissione europea rifiuta implicitamente il valore di prodotti del tabacco a basso rischio come lo snus. Un grave errore, probabilmente non casuale”
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