ANCHE L’EGITTO CONTRO LE SIGARETTE ELETTRONICHE

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di Rosetta Bove

La disinformazione colpisce ancora. Questa volta la protagonista della cronaca è una parlamentare egiziana Amal Rizkallah, la quale ha recentemente presentato una mozione per vietare la vendita, la distribuzione e l’importazione di sigarette elettroniche, nonché dei liquidi contenenti nicotina in tutta la nazione, citando diversi rapporti  dell’OMS che confermerebbero i rischi per la salute causati dall’uso delle sigarette elettroniche.

In questi casi si pensa subito a qualche sponsorizzazione dall’alto, ma è abbastanza plausibile che l’iniziativa del politico in questione sia scaturita dalla notizia che negli ultimi giorni ha fatto il giro del mondo e che  ha presentato la morte di un giovane in Illinois come “la prima morte correlata allo svapo nella storia degli Stati Uniti”. Ne abbiamo già parlato più volte e la precisazione potrebbe sembrare superflua, ma il giovane in questione non svapava liquidi certificati, quelli per intenderci che gli svapatori trovano in qualsiasi negozio specializzato, ma liquidi artigianali, preparati in casa dalla stessa vittima, contenenti droghe di vario tipo, tagliate con sostanze pericolose. La stampa mondiale non ha esitato però a puntare il dito contro uno strumento, la sigaretta elettronica, che di fatto ha aiutato migliaia di persone ad allontanarsi dal fumo tradizionale di tabacco, con notevoli benefici per la salute.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), cui ha fatto riferimento il politico egiziano, ha pubblicato negli ultimi mesi una serie di risultati sui rischi per la salute derivanti dall’uso dei dispositivi per lo svapo, concludendo che i vapori inalati svapando non sono del tutto privi di rischi per la salute, come d’altronde, diremmo noi, non lo è qualsiasi cosa non sia aria pura di montagna, ma che sicuramente costituiscono un’ enorme riduzione del danno provocato invece dal fumo tradizionale. Anche in questa occasione i giornali hanno riportato la notizia in modo tendenzioso, alzando il solito polverone, finalizzato a screditare uno strumento che nuoce sì, ma alle tasche delle multinazionali di tabacco, le quali hanno negli ultimi anni fatto della disinformazione un vero e proprio cavallo di battaglia.

Non sappiamo se la proposta di Amal Rizkallah sarà tradotta in legge, di certo però aggiunge dubbi, perplessità e scetticismo verso uno strumento che potrebbe potenzialmente salvare la vita a milioni di persone e che, come avviene in Inghilterra, andrebbe fortemente incentivata dalla politica a livello mondiale.