Anche in Corea psicosi da sigaretta elettronica

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Anche in Corea psicosi da sigaretta elettronica
Anche in Corea psicosi da sigaretta elettronica

Ora ci si mettono anche i coreani. In particolare quelli del Sud. Nel Paese asiatico, infatti, è arrivata la eco della pseudo epidemia da (improprio uso di) sigaretta elettronica. Ed, immediate, si sono levate le ansie tra i vertici istituzionali. Con quest’ultimi che, detto-fatto, hanno subito commissionato uno studio, dopo interfaccia con il Ministero della Sicurezza alimentare e farmaceutica, “per l’analisi degli ingredienti delle sigarette elettroniche di tipo liquido.

I risultati dell’indagine saranno resi noti entro giugno 2020. Pur in mancanza di migliori dettagli tecnici, ciò che pare intendersi fare da quelle parti è condurre un approfondimento sui vari liquidi, disponibili sul mercato, escludendo che ad essi possa essere collegato un maggiore o minore tasso di tossicità a carico della salute umana. Se, malauguratamente, dovrebbero emergere situazioni ritenute a rischio, come rivela il portavoce statale, “il Governo può revocare le licenze di vendita dei produttori di sigarette elettroniche. Inoltre – fanno ancora presente – il Ministero prevederà di istituire un team che avrà il compito di monitorare eventuali casi domestici di grave malattia polmonare, in modo che eventuali divieti di e-cig possano, di conseguenza, possano essere presi in considerazione nella relativa adozione”.

ANCHE NEL PAESE ASIATICO VIGE CONFUSIONE

La questione coreana è esemplare di come la confusione, rispetto a questa delicata vicenda, viga anche a livello di Istituzioni. Quelle che, invece, dovrebbero mettere ordine. Negli Stati Uniti, infatti, come da recenti rivelazioni dei Centers for disease and prevention control, malanni e morti varii sono stati provocati dall’uso di droghe infilate all’interno dei dispositivi e, quindi, svapate.

Il problema, quindi, non pare sussistere. Sempre che in Corea – circostanza, ovviamente, irreale – non si vendano nei negozi liquidi contaminati da droghe e porcherie varie. Il problema, quindi, è solo da ricondurre all’ambito del contrasto al traffico di sostanze stupefacenti. Ma è un discorso molto diverso da quello delle sigarette elettroniche in quanto tali. Sperando che in Corea, come altrove, qualcuno lo comprenda. O smetta di fingere di non averlo compreso.

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