Amazon sostiene la lotta per la cannabis legale

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Amazon si dice favorevole al processo di legalizzazione, negli Stati Uniti d’America, della marijuana.
La presa di posizione ufficiale è venuta per bocca di Beth Galetti, Vicepresidente senior delle risorse umane del gigante di Seattle.
“E’ intenzione di Amazon – ha fatto presente lo stesso – quella di sostenere gli sforzi nazionali per la legalizzazione di tale sostanza.
Siamo entusiasti del notevole slancio che si registra in Paese, su più livelli, verso la presa d’atto di come la presente condizione sia ingiusta e insostenibile”.

FATTURATO DA 113 MILIARDI DI DOLLARI

Ed ancora “Non vediamo l’ora, come Amazon, di poter lavorare con il Congresso e con gli altri sostenitori al fine di poter contribuire al processo di riforma delle leggi statali che disciplinano l’accesso e la fruizione della cannabis”.
Un’apertura netta, senza equivoci quella del leader delle vendite on line, fatturato-monstre pari a 113 miliardi di dollari.
Un’apertura, come detto, che già era stata anticipata da un atteggiamento molto più morbido, rispetto al passato, nelle politiche di “controllo” sul personale.
Amazon, infatti, fino ad una manciata di mesi addietro era solita sottoporre dipendenti e potenziali nuovi tali a periodici screening per escludere l’ipotesi di utilizzo di tale sostanza.
La cui assunzione, rilevata ai test, costituiva sempre causa di esclusione dalle procedure di assunzione.

SEDICI STATI HANNO GIA’ DETTO SI

Ora, invece, questo filtro è stato revocato e nessun test viene effettuato sul personale salvo per quella parte di esso, come gli addetti ai trasporti, che sono chiamati a sottoporvisi per ovvie ragioni di tutela della sicurezza in strada.
Il lavoro che si sta conducendo negli Stati Uniti riguarda, sia chiaro, il livello federale.
Per quel che riguarda i singoli Stati, infatti, già si è avuto uno sdoganamento della cosiddetta erba ricreativa.
Un passaggio che, in particolare, è stato già compiuto da sedici Stati.
L’ultima battaglia, però, è quella di far cadere ogni limitazione anche presso il Congresso, ovvero il corrispondente del nostro Parlamento nazionale.
Ed ora la specifica lotta ha un nuovo super-sponsor