A quindici anni dalla “Sirchia”, l’Italia pronta ad una nuova svolta anti-fumo

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L’Italia ed una possibile, nuova rivoluzione (normativa) anti-fumo.
Ad oltre sedici anni dalla entrata in vigore della legge Sirchia, infatti, la società nostrana pare essere matura per un nuovo step.
Dal divieto di fumo al chiuso a quello all’aperto.
Nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, in particolare, si sta assistendo ad una molteplicità di atti locali posti in essere da Amministrazioni comunali che, con gli strumenti giuridici in disponibilità, vale a dire le ordinanze, sono andate ad introdurre il divieto di fumo in determinati spazi comunali all’aperto.
Milano, il classico esempio.
Che sogna una città “senza fumo” dal 2025.
Ma non solo.
L’Amministrazione Sala, come a tutti noto, ha acceso il disco rosso alle “bionde” in spazi all’aperto – nel momento in cui non fosse possibile osservare il distanziamento interpersonale di dieci metri – quali fermate del bus, parchi pubblici, cimiteri ed impianti sportivi.
Con lo stadio di Meazza-San Siro divenuto, di fatto, la prima struttura nel suo genere, in Italia, ad essere smoking-free.
Ma non solo il Capoluogo lombardo.
Da Torino a Bologna, passando per Arezzo ed una miriade di ulteriori Enti comunali di più piccole dimensioni, sono svariate le realtà che hanno adottato o stanno per adottare provvedimenti restrittivi in tal senso.
Chi proibisce nei parchi pubblici, chi nei paraggi delle scuole, qualcuno anche nei dintorni delle strutture ecclesiastiche.
Senza voler far menzione di molteplici località balneari che, da diverse stagioni, stanno vietando la sigaretta in spiaggia.
E, si badi, questa analisi non prende, ovviamente, in considerazione i provvedimenti comunali che pure sono abbondati in questi ultimi dodici mesi “pandemici” e che, pur vietando l’uso di sigarette, erano tuttavia da ricondurre ad una esigenza di corretto uso delle mascherine.
Una ratio totalmente differente che muoveva dalla chiara incompatibilità di tutte una serie di azioni (fumare, svapare, sorseggiare drink) con l’adeguato calzare i dispositivi di protezione personale.

UNA SPINTA CHE NASCE DAL BASSO

Nel caso di Milano, di Torino, invece, e di tutta una ampia serie di realtà cittadine, il divieto di fumo è mosso squisitamente da una ragione di tutela della salute pubblica: dell’ambiente ma anche delle persone dal fumo passivo.
L’aspetto molto confortante vive nella presa d’atto di come l’opinione pubblica stia accogliendo con favore questo nuovo “trend”: il cittadino comune, non fumatore, si ritiene infastidito, infatti, dallo stretto contatto con il fumatore, anche allorquando questa convivenza si ponga negli spazi all’aperto.
E l’accettazione generale di tali nuove misure è mediamente pacifica e condivisa.
Del resto, gli italiani ebbero ad abituarsi ben presto alla Sirchia, quello si uno stravolgimento di decennali e consolidate abitudini…
E v’è una grossa differenza (a favore): la Sirchia, infatti, nacque dall’alto, dal Parlamento.
Con i divieti di fumo all’aperto, invece, si sta assistendo ad un percorso inverso.
Che si sviluppa, cioè, dal basso.
Dalla vita delle singole Amministrazioni comunali, maggiormente aderenti alle esigenze delle proprie Comunità, al “reale”.
Ebbene, in fatto di fumo “open air” si sta assistendo ad un “sentimento”, ad una condotta generalizzata che sta prendendo forma dalla base.
E non è escluso come, in un momento non troppo remoto, questo generale “trend” possa essere recepito dagli ambienti politici parlamentari e divenire, quindi, la sostanza su cui varare una norma di respiro nazionale.
A quindici anni, quindi, dall’epocale “Sirchia”, l’Italia pare mostrarsi pronta per un nuova, ulteriore grande svolta.