Usa, salgono a 19 gli Stati che consentono la cannabis ricreativa: la situazione in Italia

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Diventa sempre più folto il plotone degli Stati americani che hanno detto si all’uso della cannabis ricreativa.
L’ultimo in ordine temporale è il Maryland, 6,1 milioni di abitanti con capitale Annapolis.
Sabato scorso, infatti, sono cominciate nei negozi del settore le vendite della particolare tipologia di prodotto a distanza di soli otto mesi dall’approvazione che era venuta in tal senso in sede referendaria con il consenso di oltre 2/3 degli elettori che si erano recati alle urne.
I cittadini di età pari o superiore a 21 anni potranno quindi recarsi negli appositi Store – gli stessi che già dispensavano la sostanza per uso medico, l’unico che fino ad ora era consentito – e fare acquisto di quanto necessario tra fiori di cannabis, vaporizzatori, caramelle ed ulteriori.

UN MERCATO FLORIDO

Un vero e proprio business: secondo Will Tilburg, Presidente della Maryland Cannabis Administration, soggetto che sovrintende al particolare mercato, le vendite della cannabis, in forza della spinta “ricreativa”, dovrebbero triplicare nel corso del prossimo anno.
Quanto alla normativa statunitense, 29 Stati dell’Unione consentono l’uso medico della cannabis e 18 anche per un uso di piacere (vale a dire Colorado, Washington, Alaska, Oregon, District of Columbia, California, Massachusetts, Maine, Vermont, Nevada, New Jersey, Montana, South Dakota, Arizona, New York, Virginia, New Mexico e, appunto, Maryland).
Al di fuori di questi Stati, l’impiego della cannabis, in tutte le sue forme, è vietato dal momento che questo è il principio stabilito dalla legge federale.

LA NORMATIVA ITALIANA

Ed in Italia?
In Italia lo spaccio, ovviamente, è illegale ed ha significato penale, anche se non finalizzato a lucro – vale a dire se la cessione è a titolo gratuito.
Non rileva l’uso personale da un punto di vista penale rappresentando solo un illecito amministrativo (a seconda delle circostanze può scattare la sospensione della patente per un periodo variabile da uno a tre mesi o, per pari periodo, la sospensione del passaporto e della carta d’identità ai fini di espatrio).
La distinzione tra le fattispecie di spaccio e di uso personale viene valutata caso per caso dal Giudice (la partita si gioca essenzialmente in Tribunale): sarà il Magistrato a valutare la situazione in funzione di elementi quali il possesso di strumenti atti al dosaggio ed al confezionamento, la quantità di denaro rinvenuta e, ovviamente, quella della sostanza medesima.
Per quel che riguarda la coltivazione, la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito, con sentenza del 19 Dicembre 2019, che la piantagione è consentita se essa è “di minime dimensioni e svolta in forma domestica, attraverso pratiche rudimentali e su un numero scarso di piante”.
Si, invece, alla vendita della “light”, ovvero quella che presenti un tasso di Thc compreso in una percentuale tra lo 0,2% e lo 0,5%

- Scritto da Arcangelo Bove