“Possiamo pensare ad un mondo senza fumo, ma non senza nicotina”

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Immaginare un mondo senza tabacco è possibile, è auspicabile.
E probabilmente diventerà anche un obiettivo realmente fattibile.
Immaginare un mondo senza nicotina, invece, è qualcosa di più difficilmente raggiungibile, anche considerando come il danno a carico della salute – in termini di insorgenza di patologie tumorali e cardiovascolari – non sia legato, appunto, ad essa bensì al meccanismo della combustione innescato dalla sigaretta classica.
Sono questi i concetti espressi dallo svedese Carl Fagerström, tra i principali esperti in chiave internazionale per quel che riguarda il problema della cessazione dal fumo.

IL RISULTATO SVEDESE

Ritengo – ha fatto presente Fagerström – che liberare il mondo dalle sigarette non sia un obiettivo impossibile.
Liberare il mondo dalla nicotina, invece, è cosa diversa.
Sbarazzarsi della nicotina sarebbe come pensare di pretendere di eliminare la caffeina o l’alcool.
Non sarebbe affatto facile, non sarà affatto facile.

La prospettiva più realizzabile, quella più concretamente raggiungibile è che le persone continueranno ancora ad assumere nicotina ma non lo faranno più attraverso le classiche bionde bensì attraverso altri strumenti più sicuri, a rischio ridotto”.
Settantaseienne di Rättvik, 270 chilometri da Stoccolma, Fagerström ha nelle vene la cultura del minor danno da fumo.
La sua Svezia, infatti, grazie a questa strategia sarà il primo Paese in Europa a “laurearsi” smoking free, con ciò intendendo che raggiungerà una percentuale di fumatori inferiore alla soglia del 5, quella convenzionalmente indicata per dichiarare una determinata Comunità nazionale “libera” dalle sigarette.
Un risultato centrato grazie all’uso dello snus, largamente diffuso tra una popolazione che, guarda caso, presenta i tassi di tumori al polmone più bassi di tutta Europa.

L’OMS AVREBBE DOVUTO FARE QUALCOSA IN PIU’

Il calo nel numero dei fumatori – ha osservato ulteriormente – non si sta avendo con il ritmo dovuto su scala globale e, fondamentalmente, si riscontra lo stesso numero di fumatori tal quale era dieci anni fa.
Probabilmente l’Organizzazione mondiale della Sanità avrebbe potuto e dovuto fare qualcosa in più in quest’ottica.
In effetti, basta pensare al fatto che le sigarette vengono vendute praticamente ovunque in modo libero così come avveniva cinquanta o settantacinque anni fa mentre, al contrario, i prodotti che potrebbero realmente rappresentare un’alternativa al fumo sono stati oggetto di divieti.
Un esempio? –
conclude Fagerström – Lo snus, che è vietato praticamente in tutta l’Unione europea”.

- Scritto da Italo Di Dio