Juul Labs, nuovo maxi esborso: 462 milioni di dollari

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Ancora una stangata per Juul Labs.
Il gruppo americano fondato da James Monsees si è accordato, infatti, con sei Stati statunitensi per tacitare altrettante pendenze prima che le stesse potessero approdare nelle stanze dei Tribunali e tradursi in ben più severe condanne.
Ancora una volta a mettere in crisi l’azienda Usa, leader nel settore della sigaretta elettronica, è stata l’accusa di aver posto in essere una campagna di marketing troppo aggressiva nei confronti dei più giovani.
Ebbene, l’accordo appena concluso prevede che Juul Labs debba snocciolare un qualcosina come 462 milioni di dollari per sanare pendenze, come prima detto, con sei Stati, ivi compresi quelli di New York e California.
Con queste ulteriori situazioni determinatesi e quindi appianate, salgono a 45 gli Stati degli Usa che hanno ottenuto compensazioni dall’azienda americana quale forma risarcitoria per le campagne di marketing ritenute essere eccessivamente spregiudicate e poco a tutela delle fasce più “verdi”.
Il tutto per un totale di un miliardo di dollari di esborsi – altra maxi somma era stata precedentemente corrisposta per 440 milioni di dollari “per risolvere un’indagine di due anni” innescata dalla denuncia di 33 Stati.

LA DENUNCIA DEL PROCURATORE DI NEW YORK

Le bugie di Juul – ha tuonato il Procuratore generale di New York Letitia James in una conferenza stampa – hanno portato a una crisi di salute pubblica a livello nazionale e hanno messo prodotti che creano dipendenza nelle mani di minori che pensavano di fare qualcosa di innocuo”.
Questo il concept esposto dal Procuratore e che fondamentalmente riassume il j’accuse mosso in più circostanze all’indirizzo dell’azienda.
Juul Labs, in sede giudiziaria, ha sposato una linea di massima collaborazione, non opponendosi per una doppia serie di motivazioni: da una parte recuperare in termini di immagine e di compatibilità con la società e, dall’altra, evitare guai peggiori.
Ciononostante il gruppo ha dovuto procedere ad una attenta operazione di razionalizzazione della forza lavoro con dolorosi tagli che sono stati spiegati essere funzionali a salvaguardare l’esistenza stessa del progetto.

- Scritto da Arcangelo Bove