Relx “Nuove ricerche sostengono l’efficacia delle e-cig”

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Man mano che il panorama di studi e ricerche sul settore svapo va ampliandosi, quello delle regolamentazioni governative è in continua discussione ed evoluzione. A livello globale la situazione è molto varia, e tra detrattori e sostenitori può essere difficile stare al passo.
Uno dei Paesi in prima linea a sostegno delle sigarette elettroniche è sicuramente il Regno Unito: da tempo le autorità britanniche a ogni livello di governo le hanno inserite nelle proprie politiche sanitarie volte alla riduzione del danno entro il 2030.
Secondo il report “Adult smoking habits in the UK: 2021” pubblicato lo scorso dicembre dall’Office for National Statistics, nel 2021 il tasso di fumatori del Paese è sceso dal 14.0% registrato nel 2020, al 13,3%, cioè circa 6,6 milioni di persone – il minimo storico dall’inizio delle misurazioni.
Secondo gli ultimi dati di Eurostat, le nazioni che svapano di più tra gli Stati membri dell’UE sono Francia (6,6%), Polonia (6,0%) e Paesi Bassi (5,9%), unendo i dati su svapo occasionale e quotidiano. La quota più bassa di svapo è segnalata in Spagna (1,0%), mentre in Italia si registra un 3,1%.
“I Paesi devono guardare alla solida base scientifica che mostra la riduzione del danno che le sigarette elettroniche presentano e ovviamente implementare misure di sicurezza adeguate per garantire la protezione dei consumatori. In generale, la promozione e la regolamentazione delle sigarette elettroniche dovrebbero essere bilanciate per sostenere gli sforzi per ridurre i danni del fumo e proteggere la salute pubblica” ha dichiarato Chris Aikens, direttore degli Affari esterni per l’Europa di RELX International.

REGOLAMENTAZIONI DIVERSIFICATE

Proprio in Italia si è fatto un primo passo avanti con la riduzione dell’imposta sui liquidi per le sigarette elettroniche, introdotta con la nuova Legge di Bilancio del mese corrente.
La decisione rappresenta un’importante presa di posizione nell’incentivare metodi alternativi alle sigarette tradizionali.
Il Ministro della salute Schillaci ha però recentemente manifestato l’intenzione di limitare ulteriormente il fumo e le sigarette elettroniche equiparando le due modalità.
In seguito a tali dichiarazioni, il presidente dell’Anpvu, Carmine Canino, e il cardiologo greco Konstantinos Farsalinos, hanno proposto dunque l’istituzione di un tavolo tecnico che riveda le attuali normative, alla luce delle numerose ricerche che dimostrano la riduzione dei danni rispetto al tabacco combusto.
Anche la Commissione Nazionale per i Mercati e la Concorrenza spagnola, nella Relazione al Disegno di Legge sul Mercato del Tabacco e Altri Prodotti Affini, ha sottolineato che non è giustificabile applicare alle sigarette elettroniche le stesse norme vigenti per le sigarette tradizionali.
Lo svapo non può essere considerato un’altra forma di fumo, bensì uno strumento collaudato e più che efficace nella lotta alle sigarette tradizionali. Pertanto, questi prodotti dovrebbero essere soggetti a una propria regolamentazione, adattata al loro potenziale di riduzione del danno.

LE QUESTIONI CANADA E NUOVA ZELANDA

Il Canada sembra aver invertito rotta: lo scorso 16 gennaio, in occasione della National Non-Smoking week, il Ministro della salute canadese, Jean-Yves Duclos, e quello della salute mentale e dipendenze, Carolyn Bennett, si sono dichiarati favorevoli alla sigaretta elettronica come strumento di riduzione del danno da fumo.
Alcuni giorni dopo, anche l’agenzia governativa Health Canada si è schierata a favore twittando: “Passare alla sigaretta elettronica con nicotina è meno dannoso di continuare a fumare (….)”. Sul sito ufficiale dell’agenzia, anche l’e-cigarette viene elencata tra gli strumenti tradizionali di cessazione (quali gomme e cerotti alla nicotina, farmaci e counselling)  sebbene ufficialmente i prodotti del vaping siano ancora solo un prodotto di consumo (come in Italia). Si spiega, infine, come sia il processo di combustione del tabacco a produrre la maggior parte delle sostanze tossiche e cancerogene del fumo, mentre i prodotti del vaping “non producono fumo, non contengono tabacco e non prevedono combustione”.
Dalla parte opposta del globo, poi, la Nuova Zelanda è sempre più vicina all’obiettivo smokefree, fissato per il 2025, anche grazie alla diffusione dell’e-cigarette.
Il Ministero della Salute neozelandese afferma infatti che “lo svapo ha il potenziale per aiutare le persone a smettere di fumare e contribuire all’obiettivo Smokefree 2025 della Nuova Zelanda”. Lo stesso governo ha anche prodotto del materiale per aiutare coloro che fumano sigarette a passare allo svapo.

NUOVE RICERCHE SOSTENGONO L’EFFICACIA DELLA E-CIG

Dalla Svezia, una ricerca dal provocatorio titolo “Possono i prodotti succedanei a base di nicotina mettere l’ultimo chiodo sulla bara del fumo?” esplora la possibilità di sfruttare le alternative al tabacco combusto per sconfiggere i danni sanitari ad esso correlati. Lo studio, condotto dallo scienziato Karl Fagerström, ha comparato Regno Unito, Nuova Zelanda, Svezia, Norvegia e Giappone alla media dei 27 Stati membri dell’Unione europea insieme all’Australia. Le conclusioni evidenziano come i Paesi in cui si registra un alto tasso di utilizzo di prodotti succedanei – sigarette elettroniche, riscaldatori di tabacco – siano riusciti più degli altri a far diminuire il numero dei fumatori.
Anche uno studio francese è arrivato alle stesse conclusioni: le e-cig sarebbero decisamente più efficaci in termini di smoking cessation rispetto ai metodi tradizionali quali cerotti e gomme. Stando ai dati raccolti, la sigaretta elettronica aumenta le possibilità di sottrarsi alla dipendenza nella misura del 38%, percentuale che sale al 61% dopo i 12-24 mesi. Anche l’uso di prodotti come cerotti e gomme alla nicotina possono aiutare ad uscire dalla dipendenza, ma la percentuale di successo sul lungo termine scende al 43%.
Intanto oltreoceano, negli Usa, arrivano notizie importanti dal fronte scientifico: dopo una revisione della metodologia utilizzata, è stato infatti ritrattato lo studio “Cancer Prevalence in E-cigarette Users: A Retrospective Cross-Sectional Nhanes Study” risalente a febbraio 2022, che valutava la sigaretta elettronica cancerogena come quella tradizionale.
Al contrario, i rischi non sono affatto gli stessi, in quanto la prima è molto meno dannosa della seconda.
Nonostante i notevoli passi avanti, importanti per il settore dello svapo, le normative sulle sigarette elettroniche variano ancora notevolmente tra i diversi Paesi. Ad oggi, solo alcuni le promuovono come valida alternativa per ridurre i danni del fumo tradizionale, mentre altri sono ancora scettici.
In generale, ci sono ancora molti dibattiti in corso.
Ciò che emerge da numerose ricerche, comunque, è che lo svapo potrebbe rivoluzionare l’approccio alla dipendenza da fumo.
(da Relx International)